Cloto

CLOTO
illustrazione di copertina per Misticanza#1: Monica Rossi (https://monicrossi.tumblr.com/)

E’ stesa sul letto, quando rientro a casa dal lavoro, ancora nuda ed avvolta nelle lenzuola. I capelli castani, mossi ed in perenne disordine s’aprono sul cuscino, riportandomi alla mente l’immagine di Medusa. Ho sognato spesso di trovarla così, inconsapevole del mio rientro a casa e bella come mai.

Inizio a sfilarmi lentamente la camicia lasciandola cadere sulla cassapanca, prima di andare a slacciare la cintura muovendomi con cura certosina nel tentativo di smorzarne il suono metallico. Nel calarmi i pantaloni, che a breve vanno a raggiungere la camicia, mi perdo nel seguirne le linee del suo viso che paiono inaspettatamente dolci, prive dell’usuale smorfia imbronciata, strette unicamente nella dolce morsa di Morfeo. Le lenzuola la ricoprono malamente, lasciandole interamente scoperta la schiena; quasi inarcata. Le braccia nascoste sotto al cuscino lasciano che le scapole si mostrino prepotenti sotto alla pelle diafana, in curve spigolose.

Rimasto in mutande m’accorgo d’esser già duro, appena passo la mano destra lungo il mio sesso, quasi volessi saggiarne la prontezza. Mi si strozza il respiro in gola quando seguo il suo corpo muoversi nel sonno -illuminato dai raggi del primo pomeriggio- mentre cattura il lenzuolo con una gamba abbassandolo ulteriormente, permettendomi di posare lo sguardo sulle sue natiche. Passo la lingua sulle labbra, la bocca arsa dall’eccitazione mentre con un solo gesto vado a sfilare l’ultimo indumento ch’ancora resta, lasciandolo malamente abbandonato sull’ingresso della nostra stanza da letto.

Ero stanco, appena varcata la porta di casa, oppresso dalla calura del pomeriggio ed ansioso di trovarla sveglia, pronta a soffocarmi di parole ed invece Eros m’aveva trafitto, portandomi al punto in cui non son più in grado di resistere, ho resistito fin troppo nello spogliarmi e lei non m’aiuta, continuando a muoversi nel sonno fintanto che non si trova supina, con la schiena appena inarcata di lato e le braccia ora adagiate attorno al corpo, inermi e sottili come giunchi.

Regolarizzo il respiro mentre muovo i passi verso il letto cinto dalle lenzuola in lino ornate di pizzo, cerco d’esser il più felpato possibile prima di salirvi con le ginocchia, appena mugola, quasi si fosse accorta della mia presenza, stringendo poi le labbra nel ricader nel sonno.

Mi soffermo ancora qualche momento nell’osservarne le curve, mentre sento infrangersi come onda di un mare in tempesta il sangue nelle orecchie, assordandomi ed annegandomi nel mare della lussuria. Sento appena le labbra tendersi in un sorriso, voglioso e pieno del desiderio ch’impregna di stilla ogni fibra del mio corpo.

Ed in ginocchio la prendo, all’improvviso, senza darle alcun momento. Stringo la curva del suo bacino, appellandomi ad Erato nel guidare la mia voglia, con entrambe le mani la spingo verso di me, entrando in lei con unico colpo, profondo e deciso. La trovo già bagnata, come una caverna degl’abissi, quasi fosse stata baciata da una qualche benedizione di Poseidone. Che mi stesse sognando?

Si sveglia di soprassalto, tentando di spostarsi all’indietro e divincolarsi dalla mia presa. Non riesce, tanto le mie dita son serrate sulle sue ossa. Mi trovo il suo sguardo d’ambra, spaventato ed in poco sorpreso incollato sul viso; si lascia ricadere sulla schiena, mentre mi chiedo s’Atena non potesse insegnarmi la saggezza nell’agire. Trasportato dal moto dei miei desideri, è un pensiero effimero che quasi non m’accorgo d’averlo redatto. Mentre la mano destra rimane ferma sul suo bacino, mantenendolo contro il mio in una morsa fredda è rude il modo in cui la mano sinistra sale, scattando al suo collo ed inchiodandola completamente sotto di me.

«Non smettere di guardarmi, Cloto.»

Rimane silente, mentre sento il suo ventre farsi più caldo ed umido, così come le sue iridi che vanno a cambiare gradazione, si limita a socchiudere le labbra, senza nemmeno inumidirle in un muto segno di consenso. Par Afrodite ora, impegnata unicamente nell’arte dell’amore e la sorpresa svanisce dal suo viso e quasi mi chiedo se sia per suo capriccio che Eros m’abbia marchiato col suo profumo ch’impregna quel letto ed impregna me. M’impregna l’anima.

So che mi vuole, lo sento dal suo battito e dal respiro che si fa sempre più intimo, dalla sua pelle che va a scaldarsi sotto alle mie dita e dal suo corpo, che mansueto si lascia andare a me, me solo che posso comandarlo. Non m’avrà, non ancora, devo resistere ed emergo dal suo intimo. Madido dei suoi umori.

Resto a fissarla, lasciando che possa sentire il mio desiderio dentro al suo petto, lasciando che questo possa incentivare il suo ma no; non mi darà la soddisfazione di chiamarmi dentro di se. L’arte della pazienza è una tela difficile c’ha ben appreso. Indugio col mio sesso contro il suo, toccandola appena e ciò basta per strapparle il primo gemito.

«Voglio sentirti e ti sentirò.»

Lascio andare la presa dal suo bacino, allontanando il mio sesso dal suo, senza liberarne la gola. La mano destra scivola lenta lungo il Monte. Indugiano appena le mie dita fra le sue labbra, per soppesarne gli umori fra le quali annegano. E’ bagnata, più di quanto avrei potuto pensar io stesso. Continuo a far scivolare le dita, andando a prenderle la coscia con ben poca eleganza ed ancor meno delicatezza. La sposto e le apro le gambe in maniera oscena, una con la mano e l’altra col mio ginocchio.

«Non muoverti.»

Continua a rimaner ostinatamente silente, lo sguardo di fuoco, lucido ed assente ancor incollato su di me, eseguendo ogni mia parola; si lascia.

 

Racconto pubblicato su Misticanza #1 – Settembre 2017 Racconto tutelato da licenza Creative Commons 3.0 – Non Commerciale, Attribuzione, Non Opere Derivate Racconto certificato con prova d’autore Patamu

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